COME GLI AMANTI DI LUNGO CORSO

di Giovanna Caimmi
Pag. 14 - cm. 33,5x48 - euro 3,00

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La fotografia e la pittura, come espedienti del racconto. Come scrittura dell'umoralità, del profumo e dei rantoli che vomita nella dolcezza del tempo l'esistenza di ciascuno di noi, "perso e ritrovato" al tavolino del "Caffé", in una storia che è il film della nostra personalissima vita: che il mondo ci ruba nel rumore del mondo e che l'arte ci restituisce nel silenzio del racconto.
Giovanna Caimmi ha elaborato un inedito linguaggio che conserva nella valenza concettuale della fotografia la decantazione della pittura come realtà e come poesia dell'immagine. Con Caimmi si supera l'uso della fotografia in quanto meccanismo del "ritorno alla pittura" - anni '76/'78 -. L'artista vive la stagione della globalizzazione e della pubblica solitudine, dell'amarezza e della sottile felicità di uno sguardo "rubato" all'incrocio del Metrò: senza appellarsi ad Antonioni o a Godard - forse, però, potrebbero, alcune sue inquadrature anche qui in esposizione, far pensare a talune inquadrature di Bresson -.
Non perviene, Caimmi, alla definizione della fotografia come "diversa e autonoma" dalla pittura. Non possiede l'insicurezza della confuzione, possiede la coscienza del linguaggio che determina il valore della manipolazione dello strumento, per far proclamare la verità (e la bellezza) della pittura: che è fotografia ed è sequenza filmica in quanto immagine, "icona". (dalla presentazione di Mariano Apa)